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Mediare invece di sottoporre a giudizio

Invece di portare subito in tribunale un conflitto tra vicini o per un'eredità, nelle vertenze giuridiche si va diffondendo sempre più la mediazione, una procedura in cui le parti elaborano insieme soluzioni solide per il conflitto esistente. Ce ne parla Thomas Klein, avvocato e mediatore della DAS.

Signor Klein, può piegarci subito in breve perché la mediazione è una procedura di conciliazione speciale?

Ecco un classico esempio da manuale che fa al caso nostro: al mercato due clienti litigano davanti al banco delle verdure per avere l'ultima zucca. Ciascuno afferma di avere bisogno della zucca più urgentemente dell'altro. Soluzione n. 1: il venditore prende il coltello e taglia la zucca a metà. Soluzione n. 2: ognuno dei due potenziali clienti si informa sul motivo che induce l'altro all'acquisto, e così si scopre che il primo vuole acquistare la zucca per preparare una minestra, mentre il secondo vuole intagliarla per farne una maschera da mettere in giardino. Entrambi, quindi, sentono dalla voce dell'altro le esigenze che motivano l'acquisto e questo consente loro di trovare direttamente una soluzione: dopo aver acquistato la zucca insieme, i due clienti la svuotano. Il primo può conservarne la polpa per cucinare la sua minestra, e il secondo può utilizzare quanto resta come decorazione per il giardino. La seconda soluzione, che corrisponde al concetto di mediazione, è chiaramente la migliore per i due clienti, che così possono soddisfare le loro esigenze.

Può citarci anche un esempio tratto dalla pratica?

Una giovane coppia voleva costruire una casa su un terreno appena acquistato, ma il vicino, che abitava in loco già da tempo, ha presentato ricorso contro il progetto. La giovane coppia non ha compreso il motivo di quella che ai loro occhi appariva come una tattica di temporeggiamento e all'inizio si è dimostrata battagliera. Anche a loro non andavano bene alcune cose del vicino, come ad esempio il fatto che il compost fosse a ridosso del confine comune. I fronti si sono induriti e incombeva ormai una controversia giuridica, con tutti i rischi in termini di costi che ne sarebbero derivati e le altre conseguenze che avrebbero pesato sui rapporti di vicinato. Poi, però, le due parti si sono dichiarate pronte a una procedura di mediazione, in cui sono stati elaborati tutti questi argomenti e anche altri punti in discussione. Ognuna delle parti ha esposto all'altra le sue richieste e le sue necessità effettive: trattando l'argomento "progetto della casa", ad esempio, è risultato evidente che il vicino temeva di perdere completamente la sua splendida veduta a causa della nuova costruzione. Le parti hanno poi trovato una soluzione solida per tutti gli argomenti trattati. In questo caso è stato necessario modificare il progetto della casa solo in alcuni punti non particolarmente importanti. Oggi le due parti vivono vicine nelle loro case senza ulteriori conflitti.

Si sente dire sempre più spesso che "nella mediazione nessuno perde" e si parla anche di "situazione win-win". Può spiegarci questi due concetti?

I motivi per cui nessuno perde sono molti. Per me il più importante è che la mediazione non mette in questione una colpa per azioni o comportamenti avvenuti tempo prima, non punta sul fatto di lasciarsi il passato alle spalle e nemmeno di attribuire una colpa. L'obiettivo di una mediazione è che le parti risolvano un conflitto esistente con soluzioni solide per il futuro. Un altro aspetto importante è dato dal fatto che analizzando i vari argomenti si prendono in considerazione anche i motivi e le esigenze degli interessati. Questi "retroscena" sono la chiave per trovare una soluzione che vada a vantaggio di tutti. Quando alla fine di una procedura di mediazione si giunge ad un accordo tra le parti, questo include tutte le loro esigenze. Ogni esigenza considerata nell'accordo costituisce un "punto winner", da cui risulta la "situazione win-win".

Possiamo quindi affermare che l'obiettivo di ogni mediazione è, appunto, mediare tra due parti in conflitto e trovare una soluzione accettabile per entrambe?

La parola "mediazione" deriva dal latino "medium", "nel mezzo", e in inglese è stata tradotta con "mediation". In questo caso, però, non si intende il tipo di mediazione tra parti in conflitto attuata da un giudice conciliatore, un arbitro o un giudice di pace. Il mediatore esercita una maggiore azione di "mediazione" tra gli interessati affinché trovino direttamente una soluzione al conflitto. Il processo e la procedura strutturata in vista di una conciliazione competono al mediatore, il contenuto alle parti. Le persone in lite, quindi, cercano di giungere ad un accordo comune che risponda alle loro esigenze e ai loro interessi ricorrendo al sostegno di una terza persona indipendente, cioè il mediatore. Il mediatore supporta le parti e le indirizza verso la soluzione. Gli specialisti della mediazione hanno una formazione specifica che consente loro di "guidare" il colloquio attraverso le varie fasi di una procedura di mediazione professionale.

Il compito del mediatore, quindi, non è paragonabile a quello di ufficio di conciliazione?

La mediazione è ben distinta da altri procedimenti e istituzioni. Come già sottolineato, non è un tribunale arbitrale, né un ufficio di conciliazione, e non corrisponde nemmeno alla funzione di un giudice di pace. I mediatori non prendono alcuna decisione per le parti e non avanzano alcuna proposta di compromesso.

La DAS si fa carico dei costi di una mediazione?

Nell'ambito di una soluzione extragiudiziale dei conflitti, i prodotti assicurativi per privati, aziende e indipendenti offerti dalla DAS prevedono che la DAS si assuma i costi di una procedura di mediazione effettuata secondo le regole riconosciute. A livello pratico è dimostrato che una procedura di mediazione generalmente porta a una soluzione più rapidamente di un processo in tribunale. In base alla complessità del conflitto e all'entità della fase preparatoria e delle sedute, però, i costi di una procedura di mediazione possono anche ammontare a parecchie migliaia di CHF.

In quali casi ritiene sensata una mediazione?

In linea di massima una mediazione rappresenta sempre una possibilità di definire il conflitto, indipendentemente dal fatto che questo coinvolga persone singole, gruppi o imprese. Naturalmente la mediazione è sensata soprattutto quando i rapporti tra le parti continuano o dovrebbero continuare anche oltre il conflitto esistente, proprio perché consente di definire una controversia prestando particolare attenzione ai rapporti, anche personali: quindi nel matrimonio, in famiglia, soprattutto per questioni legate all'attribuzione dei figli, in caso di vertenze per questioni d'eredità o tra vicini, proprietari di piani, locatari e locatori, a scuola e sul luogo di lavoro. Una mediazione consente sia di evitare un processo civile snervante e quindi opprimente anche a livello personale, sia di trovare una soluzione costruttiva orientata al futuro.